Da 12 a 14 fattori di rischio modificabili: le nuove evidenze scientifiche sulla prevenzione della demenza.
Nel 2022 uno studio pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease da Wezeman e collaboratori riprendeva un dato importante: circa il 40% dei casi di demenza poteva essere associato a dodici fattori di rischio modificabili.
Oggi le conoscenze sono progredite. Nel 2024 la Commissione internazionale di The Lancet, coordinata da Gill Livingston, ha individuato 14 fattori di rischio, stimando che intervenire su di essi potrebbe teoricamente prevenire o ritardare circa il 45% dei casi di demenza.
Quali sono i 14 fattori?
La ricerca li distribuisce nelle diverse fasi della vita.
- Basso livello di istruzione.
- Ipertensione arteriosa.
- Colesterolo LDL elevato.
- Diabete.
- Obesità.
- Sedentarietà.
- Fumo.
- Consumo eccessivo di alcol.
- Depressione.
- Perdita dell'udito.
- Traumi cranici.
- Isolamento sociale.
- Inquinamento atmosferico.
- Deficit visivi non corretti.
Gli ultimi due fattori aggiunti nel 2024 sono colesterolo LDL elevato e perdita della vista non trattata, ai quali viene attribuita rispettivamente una quota stimata del 7% e del 2% dei casi.
Questa suddivisione indica le fasi in cui le associazioni sono state maggiormente studiate: molti fattori possono essere affrontati a qualsiasi età.
Le novità del 2025 e del 2026
Nel luglio 2025 lo studio randomizzato americano US POINTER, pubblicato su JAMA, ha coinvolto 2.111 adulti tra 60 e 79 anni a rischio di declino cognitivo.
Dopo due anni, un programma strutturato comprendente attività fisica, alimentazione sana, stimolazione cognitiva, relazioni sociali e controllo cardiovascolare ha prodotto risultati cognitivi modestamente ma significativamente migliori rispetto a un intervento meno intensivo e autogestito.
Il risultato è incoraggiante, pur non dimostrando ancora una riduzione dell'incidenza della demenza nel lungo periodo.
Nel 2026 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato la seconda edizione delle linee guida sulla riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza.
Le raccomandazioni valorizzano la prevenzione cardiovascolare, l'attività fisica e gli interventi combinati, introducendo anche indicazioni sull'inquinamento ambientale. Non raccomandano invece integratori vitaminici o omega-3 assunti specificamente per prevenire la demenza.
Che cosa significa davvero quel 45%?
Non significa che il 45% delle demenze sia certamente evitabile, né che correggere i fattori di rischio riduca del 45% il rischio del singolo individuo.
Si tratta di una stima epidemiologica della quota di casi potenzialmente attribuibile ai fattori considerati, nell'ipotesi di poterli eliminare e di un rapporto causale tra esposizione e malattia.
Il messaggio da portare a casa
La prevenzione della demenza non comincia quando compaiono i disturbi della memoria.
Comincia molto prima: controllando pressione, colesterolo e glicemia, mantenendosi fisicamente e mentalmente attivi, correggendo i deficit sensoriali e preservando le relazioni sociali.
Non possiamo eliminare ogni rischio di demenza, ma possiamo intervenire su molti dei fattori che ne favoriscono la comparsa. E non è mai troppo presto, né necessariamente troppo tardi, per cominciare.
Riferimenti scientifici
- Wezeman SL et al. Journal of Alzheimer's Disease. 2022;89:151–162. DOI: 10.3233/JAD-215386.
- Livingston G et al. The Lancet. 2024;404:572–628. DOI: 10.1016/S0140-6736(24)01296-0.
- Baker LD et al. JAMA. 2025;334:681–691. DOI: 10.1001/jama.2025.12923.
- World Health Organization. Risk reduction of cognitive decline and dementia: WHO guidelines, seconda edizione, 2026. Documento OMS.
