lunedì 5 ottobre 2026

La disbiosi intestinale


MOSCATI · MEDICINA E TERRITORIO

Disbiosi intestinale

Che cosa altera il nostro ecosistema e che cosa possiamo fare?


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Nell’intestino vive una comunità di microrganismi chiamata microbiota. Molti ci aiutano a utilizzare gli alimenti e contribuiscono alla salute della mucosa intestinale.

Si parla comunemente di disbiosi quando questa comunità presenta alterazioni potenzialmente sfavorevoli. Attenzione, però: non esiste un microbiota “perfetto” uguale per tutti e non ogni cambiamento è una malattia. [1]

Che cosa può modificarlo?


💊 Antibiotici. Possono colpire anche i batteri normalmente presenti nell’intestino, riducendone quantità e varietà. Il recupero è variabile. Quando sono necessari, vanno assunti secondo prescrizione. [2]

🥗 Alimentazione povera di fibre e poco varia. I microrganismi utilizzano anche componenti degli alimenti che noi non digeriamo. Verdure, frutta, legumi e cereali integrali offrono nutrimento a questa comunità: le fibre vanno aumentate gradualmente, rispettando la propria tolleranza. [3]

💊 Altri farmaci. Gastroprotettori della famiglia degli inibitori di pompa protonica, metformina e lassativi possono modificare il microbiota. Queste modifiche non sono necessariamente dannose e non giustificano la sospensione autonoma delle terapie. [4]

🩺 Infezioni e infiammazione intestinale. Le infezioni possono perturbare l’ecosistema intestinale. Anche malattie come Crohn e rettocolite ulcerosa si accompagnano ad alterazioni del microbiota: infiammazione, microrganismi e terapie interagiscono tra loro. [5]

🚬 Fumo e consumo eccessivo di alcol. Sono associati a modifiche della comunità microbica, anche se gli effetti variano tra le persone. [6] [7]

🧠 Stress. Intestino e cervello comunicano continuamente. Negli studi sull’uomo lo stress è associato a differenze del microbiota, ma il rapporto è complesso: non possiamo considerarlo automaticamente la causa di una disbiosi. [8]

Esistono terapie, oltre a correggere i fattori modificabili?


Sì, ma si tratta il problema della persona: non esiste una cura universale della “disbiosi”.

🌾 Alimentazione personalizzata e fibre

Sono una base importante. In alcune persone con intestino irritabile, un percorso alimentare low-FODMAP può ridurre i sintomi. Prevede una breve fase di restrizione, seguita dalla reintroduzione degli alimenti e dalla personalizzazione, preferibilmente con un professionista. Non è una dieta da mantenere rigidamente per sempre né una cura generale del microbiota. [9]

🦠 Probiotici

Alcuni prodotti hanno mostrato benefici in condizioni specifiche, per esempio nella prevenzione di parte delle diarree associate agli antibiotici. Il risultato dipende dal ceppo, dal prodotto e dalla persona: non basta scegliere “fermenti lattici” qualsiasi. Le prove non sostengono un uso indiscriminato per ogni gonfiore o disturbo intestinale. Nei pazienti fragili o immunodepressi serve particolare attenzione. [10]

🌱 Prebiotici e simbiotici

I prebiotici sono sostanze utilizzate selettivamente da alcuni microrganismi; i simbiotici combinano componenti probiotiche e prebiotiche. Sono stati studiati, ma l’utilità va valutata per il singolo prodotto e problema. Non garantiscono il “riequilibrio” dell’intestino; alcune fibre fermentabili possono aumentare gas e gonfiore. [10] [3]

🏥 Trapianto di microbiota

Ha un ruolo documentato soprattutto nelle infezioni recidivanti da Clostridioides difficile, in pazienti selezionati e attraverso centri specialistici, con rigorosi controlli di sicurezza. Per intestino irritabile e malattie infiammatorie intestinali rimane un trattamento da studiare nei trial clinici, non una terapia ordinaria della generica “disbiosi”. [11]

🔬 Le nuove frontiere

Si stanno studiando approcci mirati al microbiota per trattare specifiche malattie. È un campo promettente, ma una terapia sperimentata in uno studio non è necessariamente già efficace e indicata per tutti. [10]

E gli antibiotici per “ripulire” l’intestino?

Non sono una soluzione generica: possono alterare ulteriormente il microbiota. Vanno utilizzati soltanto quando esiste una precisa indicazione medica. [2]


Il primo passo è capire perché ci sono i disturbi.

Gonfiore, diarrea e stitichezza non dimostrano, da soli, una disbiosi. Sangue nelle feci, dimagrimento involontario, febbre o dolore importante richiedono una valutazione medica.


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Fonti e approfondimenti

  1. Consensus internazionale sui test del microbioma nella pratica clinica.

  2. AGA — Antibiotici e salute intestinale.

  3. AGA — Microbioma intestinale e abitudini quotidiane.

  4. Vich Vila e collaboratori — Farmaci e microbiota, Nature Communications.

  5. NIDDK — Microbiologia gastrointestinale, infezioni e infiammazione.

  6. Fumo, cessazione del fumo e microbiota intestinale.

  7. Consumo di alcol e microbiota della mucosa del colon.

  8. Stress e microbioma intestinale negli adulti sani.

  9. AGA — Alimentazione nella sindrome dell’intestino irritabile.

  10. NIH/NCCIH — Probiotici: utilità e sicurezza.

  11. AGA — Linee guida sulle terapie basate sul microbiota fecale.

Contenuto divulgativo: non sostituisce una visita, una diagnosi o una prescrizione personalizzata.

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