MEDICINA E TERRITORIO · APPROFONDIMENTO
Non è sempre colpa di quello che mangiamo. A volte il problema è una valvola che non chiude bene, altre volte dipende da una malattia o persino da un farmaco che assumiamo.
«Dottore, perché mi viene il reflusso? Ho troppo acido nello stomaco? È colpa dell’ernia iatale? Oppure delle medicine che prendo?»
Sono domande frequenti e la risposta non è sempre la stessa.
Ma perché succede?
1La valvola tra stomaco ed esofago non chiude bene
Immaginiamo lo stomaco come una bottiglia e il punto di passaggio verso l’esofago come una valvola. Quando mangiamo, si apre per lasciar passare il cibo e poi dovrebbe richiudersi.
In realtà non è una vera valvola: è un anello muscolare chiamato sfintere esofageo inferiore, aiutato dal diaframma, il muscolo che separa il torace dall’addome.
Il contenuto dello stomaco può risalire se questo sistema di chiusura è poco efficace: perché la valvola si apre temporaneamente fuori dalla deglutizione, perché chiude con scarsa forza oppure perché la posizione dello stomaco rispetto al diaframma è alterata.
2Ernia iatale: quando una parte dello stomaco sale
Il diaframma ha una piccola apertura attraversata dall’esofago. Quando una parte dello stomaco risale attraverso questa apertura si forma un’ernia iatale. Il sistema che impedisce al contenuto gastrico di tornare indietro può diventare meno efficiente.
Attenzione: non tutte le persone con ernia iatale soffrono di reflusso, e non tutti i pazienti con reflusso hanno un’ernia iatale.
3Peso addominale e pressione sullo stomaco
L’accumulo di grasso nell’addome aumenta la pressione sulla regione gastrica e può facilitare la risalita del suo contenuto. Anche durante la gravidanza il reflusso è frequente, per la pressione addominale e i cambiamenti ormonali.
Quando è presente un eccesso di peso, dimagrire può migliorare sensibilmente i sintomi.
4Quando lo stomaco si svuota lentamente
Normalmente lo stomaco mescola il cibo ai succhi gastrici e lo trasferisce gradualmente nell’intestino. In alcune persone questo processo è rallentato: lo stomaco rimane pieno più a lungo e la distensione può contribuire al reflusso.
- Diabete di lunga durata con danno dei nervi che regolano la digestione.
- Conseguenze di particolari interventi chirurgici.
- Effetti di alcuni medicinali.
- Altre malattie che alterano i movimenti dello stomaco.
Quando al bruciore si associano nausea, sazietà dopo pochi bocconi, vomito o senso persistente di stomaco pieno, può essere utile valutare anche lo svuotamento gastrico.
5Anche l’esofago deve liberarsi dell’acido
Quando il contenuto gastrico risale, i movimenti dell’esofago lo riportano normalmente verso lo stomaco. La saliva aiuta inoltre a neutralizzare l’acidità residua.
Se questi meccanismi funzionano male — ad esempio per alcune malattie che riducono i movimenti esofagei o per una marcata secchezza della bocca — il materiale refluito può rimanere più a lungo a contatto con la parete dell’esofago.
6Farmaci: alcuni possono favorire il reflusso
È un aspetto spesso trascurato. Alcuni medicinali, pur essendo importanti per curare altre malattie, possono rendere meno efficace la chiusura tra stomaco ed esofago oppure rallentare la digestione.
Farmaci per la pressione e per il cuore
Alcuni calcioantagonisti, come nifedipina e talvolta amlodipina, e i nitrati usati in determinate malattie cardiache possono ridurre la forza di chiusura della valvola.
Farmaci per la vescica e alcuni antidepressivi
Medicinali come l’ossibutinina e alcuni antidepressivi, per esempio l’amitriptilina, possono interferire con i movimenti dell’apparato digerente o con i meccanismi antireflusso.
Alcuni farmaci per le malattie respiratorie
La teofillina e determinati broncodilatatori possono influenzare il tono dei muscoli della zona di passaggio tra esofago e stomaco. L’effetto varia da paziente a paziente.
Antidolorifici oppioidi
Farmaci come morfina e ossicodone possono alterare i movimenti dell’esofago e dello stomaco, talvolta contribuendo ai sintomi.
Farmaci per diabete e obesità
Medicinali come semaglutide e liraglutide rallentano, in misura variabile, lo svuotamento dello stomaco. È un effetto utile per il trattamento, ma in alcune persone può accentuare nausea, pienezza e disturbi da reflusso. Studi osservazionali segnalano una possibile associazione con la malattia da reflusso, che non significa un effetto inevitabile per tutti.
7Non tutti i farmaci che danno bruciore provocano reflusso
Questa distinzione è importante. Alcuni medicinali possono irritare lo stomaco o danneggiare direttamente l’esofago, senza aumentare necessariamente la risalita del contenuto gastrico.
- Aspirina e antinfiammatori: possono danneggiare la mucosa dello stomaco e del duodeno.
- Bifosfonati orali per l’osteoporosi: possono irritare l’esofago se assunti in modo scorretto.
- Alcuni antibiotici, compresse di ferro e potassio: possono provocare lesioni esofagee, soprattutto se restano a contatto con la mucosa.
Segui le istruzioni di assunzione, in particolare sulla quantità d’acqua e sul tempo da trascorrere in posizione eretta dopo la compressa.
8Quali malattie possono favorire il reflusso?
Sclerosi sistemica (sclerodermia). Può indebolire i movimenti dell’esofago e ridurre la forza di chiusura della valvola.
Diabete con danno dei nervi. In alcuni pazienti rallenta lo svuotamento dello stomaco.
Malattie con marcata secchezza della bocca. La riduzione della saliva rende meno efficiente una protezione naturale contro l’acidità nell’esofago.
Interventi sullo stomaco o sull’esofago. Possono modificare la barriera antireflusso: per esempio, dopo la sleeve gastrectomy, un intervento per l’obesità, il reflusso può comparire o peggiorare.
9Perché alcuni soffrono molto e altri quasi per niente?
Non percepiamo tutti il reflusso allo stesso modo. Alcune persone hanno frequenti risalite di contenuto gastrico ma pochi disturbi; altre sentono un forte bruciore anche con episodi relativamente limitati.
In alcuni casi l’esofago è particolarmente sensibile agli stimoli. Lo stress può amplificare questa sensibilità, ma il sintomo è reale, anche quando gli esami non mostrano lesioni evidenti.
Esistono inoltre condizioni che causano bruciore senza essere provocate direttamente dal reflusso: per questo è importante non attribuire automaticamente ogni disturbo all’acido.
10Come si cerca la causa nel singolo paziente?
Non tutti hanno bisogno di una gastroscopia. Il medico valuta prima quando compaiono i sintomi, il legame con i pasti e con la posizione sdraiata, il peso, le altre malattie e soprattutto le terapie assunte.
Quali esami possono servire?
- Gastroscopia: osserva l’esofago e lo stomaco, alla ricerca di infiammazioni e altre alterazioni.
- Misurazione del reflusso: registra quanto spesso e quanto a lungo il contenuto gastrico risale nell’esofago; alcuni esami rilevano anche il reflusso non acido.
- Studio dei movimenti dell’esofago (manometria): verifica il funzionamento dei muscoli esofagei e della zona di passaggio verso lo stomaco.
In conclusione: non è sempre colpa dell’acido
Il reflusso può dipendere da una valvola che chiude male, da un’ernia iatale, dall’eccesso di peso, da alterazioni dei movimenti di stomaco o esofago, da alcune malattie o da particolari farmaci. Spesso agiscono più fattori insieme.
I medicinali che riducono l’acidità possono migliorare i sintomi e curare l’esofagite quando presenti le indicazioni, ma ridurre l’acido non significa necessariamente correggere la causa del reflusso.
E ricordiamoci: non sempre lo stomaco è il colpevole. Qualche volta è semplicemente la porta che non chiude bene!
E cosa possiamo fare per stare meglio?
Dopo aver capito perché compare il reflusso, scopri le abitudini utili per ridurne i sintomi.
Leggi i 12 consigli già pubblicati →Riferimenti scientifici
- Linee guida italiane SIGE–SINGEM–AIGO–SIED–SIMG sulla malattia da reflusso gastroesofageo, 2025. Documento completo.
- Katz PO et al. ACG Clinical Guideline for the Diagnosis and Management of Gastroesophageal Reflux Disease. Am J Gastroenterol, 2022. Testo.
- Gyawali CP et al. Updates to the modern diagnosis of GERD: Lyon consensus 2.0. Gut, 2024.
- Argüero J, Sifrim D. Pathophysiology of gastro-oesophageal reflux disease: implications for diagnosis and management. Nat Rev Gastroenterol Hepatol, 2024.
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