POSTI LETTO A VIBO: QUASI LA METÀ DELLA MEDIA ITALIANA. CHI DEVE RISPONDERNE?
Pago le tasse. Contribuisco al Servizio sanitario nazionale. Vivo a Vibo Valentia.
Perché la possibilità di curarmi vicino a casa deve dipendere così pesantemente dal luogo in cui abito?
Partiamo dai numeri, distinguendo la dotazione ospedaliera complessiva dai posti letto per specialità ad elevata assistenza.
Il confronto Istat: Italia, Calabria e Vibo
Il rapporto BesT Calabria 2025 dell’Istat, con dati riferiti al 2022, riporta:
| Territorio | Posti letto ospedalieri ogni 1.000 abitanti |
|---|---|
| Italia | 3,33 |
| Calabria | 2,96 |
| Provincia di Vibo Valentia | 1,78 |
Vibo presenta una dotazione inferiore del 46,5% alla media italiana e del 39,9% a quella calabrese. Il denominatore è l’intera popolazione residente, non soltanto quella anziana. La serie comprende anche i posti in day surgery.
È una distanza che pretende una risposta pubblica. Una rete ospedaliera distribuisce funzioni diverse tra i territori, ma chi programma deve spiegare come garantisce ai vibonesi cure accessibili, trasferimenti tempestivi e continuità assistenziale.
L’elevata assistenza: il divario si allarga
La classifica del Sole 24 Ore sulla Qualità della vita degli anziani, edizione 2026, comprende l’indicatore dei posti letto per specialità ad elevata assistenza. È una componente specifica della dotazione ospedaliera.
Il confronto con le medie Istat dello stesso anno di riferimento, il 2022, è questo:
| Territorio | Posti letto per specialità ad elevata assistenza ogni 10.000 abitanti |
|---|---|
| Italia | 3,2 |
| Calabria | 2,7 |
| Provincia di Vibo Valentia | 1,2 |
Vibo è sotto la media italiana del 62,5% e sotto quella calabrese del 55,6%.
Le cinque province calabresi
| Provincia | Posti letto complessivi ogni 1.000 abitanti | Elevata assistenza ogni 10.000 abitanti |
|---|---|---|
| Catanzaro | 4,31 | 6,0 |
| Crotone | 3,70 | 3,1 |
| Reggio Calabria | 2,78 | 2,5 |
| Cosenza | 2,50 | 1,5 |
| Vibo Valentia | 1,78 | 1,2 |
Vibo è ultima in entrambi gli indicatori. Fonte: Istat, BesT Calabria 2025, tavola 11, dati 2022; conversione dei valori complessivi da 10.000 a 1.000 abitanti e differenze percentuali: nostra elaborazione.
Questi dati descrivono una dotazione storica: non certificano quanti letti siano effettivamente utilizzabili oggi. Proprio per questo serve una rendicontazione aggiornata, reparto per reparto. I cittadini hanno diritto di sapere quali servizi funzionano adesso, non soltanto quali compaiono nei programmi.
Come siamo arrivati a questo punto?
La crisi sanitaria calabrese ha una storia amministrativa e politica precisa. Nella sentenza n. 168 del 2021, la Corte costituzionale ricostruisce le gravi criticità contabili che accompagnavano il piano di rientro del 2009. Descrive inoltre una «distruttiva conflittualità» fra Regione e struttura commissariale e richiama lo Stato alla necessità di rendere efficace il proprio intervento.
Conti inaffidabili ostacolano la programmazione. I conflitti istituzionali disperdono energie e rendono meno riconoscibili le responsabilità. Il risanamento finanziario, quando non procede insieme alla ricostruzione dei servizi, lascia irrisolto il problema fondamentale: dove e come vengono curate le persone?
Le responsabilità politiche e amministrative vanno cercate nelle decisioni degli esecutivi regionali, nella gestione delle aziende sanitarie, nell’azione delle strutture commissariali e nell’efficacia dei controlli statali.
Il rimpallo fra Catanzaro e Roma non può continuare a essere la risposta a chi ha bisogno di un ricovero.
Un posto letto richiede personale
La Banca d’Italia riferisce che, a fine 2023, la Calabria disponeva di circa 100 medici e infermieri del Servizio sanitario nazionale ogni 10.000 abitanti, contro 114 nelle regioni a statuto ordinario.
Un letto senza un’équipe sufficiente non garantisce assistenza. Servono medici, infermieri, operatori, diagnostica e turni sostenibili.
Pensionamenti e fabbisogni richiedono programmazione. Le difficoltà di reclutamento richiedono soluzioni: condizioni professionali adeguate, équipe stabili e percorsi capaci di attrarre e trattenere personale. Chi dirige deve rendere conto delle assunzioni previste, di quelle realizzate e degli ostacoli rimasti.
Dire “manca personale” deve essere l’inizio di una risposta, non la sua conclusione.
Ospedale e territorio devono funzionare insieme
La riduzione o riconversione di un servizio deve accompagnarsi ad alternative concretamente accessibili. Assistenza domiciliare, riabilitazione e dimissioni protette richiedono operatori, interventi programmati e continuità.
Se l’alternativa resta sulla carta, il bisogno ricade sulle famiglie e sui servizi rimasti aperti. Un edificio inaugurato o una prestazione prevista in un piano non bastano: bisogna misurare quante persone vengono assistite e con quali risultati.
La legalità è parte del diritto alla salute
A Vibo esiste un fatto istituzionale documentato: con il decreto del Presidente della Repubblica del 30 settembre 2024, la gestione dell’ASP è stata affidata a una commissione straordinaria a seguito degli accertamenti sui condizionamenti della criminalità organizzata.
Questo non autorizza accuse indiscriminate agli operatori. Impone però una domanda severa sull’efficacia delle protezioni e dei controlli esercitati sull’azienda sanitaria.
Nomine, contratti e decisioni devono servire i pazienti. La sanità non può essere terreno di conquista.
Quasi 308 milioni: il peso della mobilità sanitaria
Nella contabilità sanitaria calabrese del 2024, il saldo negativo complessivo della mobilità sanitaria extraregionale e internazionale raggiunge 307.947.604 euro: quasi 308 milioni, come riportato nel decreto regionale n. 4254 del 18 marzo 2026. È un saldo contabile dell’intera Calabria, riferito alla mobilità sanitaria complessiva, non alla sola spesa per ricoveri né ai soli cittadini vibonesi.
Una parte degli spostamenti è appropriata, soprattutto per prestazioni altamente specialistiche. Ma quando si deve partire per cure che potrebbero essere garantite vicino a casa, il sistema locale deve interrogarsi sulle proprie insufficienze.
Alle somme contabilizzate si aggiungono le spese affrontate dalle famiglie: viaggi, pernottamenti, accompagnamento e tempo sottratto al lavoro. La distanza pesa di più su chi dispone di meno risorse.
Contribuiamo al medesimo Servizio sanitario nazionale. Pretendiamo che il diritto alle cure sia concretamente esercitabile anche qui.
Le richieste hanno destinatari precisi
Alla Regione Calabria: pubblicare il piano per recuperare il divario del Vibonese, con fabbisogni, finanziamenti, scadenze e responsabili dell’attuazione.
Alla direzione dell’ASP: rendere disponibili, reparto per reparto, posti programmati, posti realmente attivi, sospensioni e personale necessario a recuperare capacità assistenziale.
Al Governo e ai Ministeri competenti: rendere conto dell’efficacia degli interventi e dei controlli esercitati nel tempo.
Ai rappresentanti politici del territorio: ottenere risposte nelle sedi istituzionali e riferire pubblicamente quali risultati abbiano conseguito.
Non chiediamo promesse generiche. Chiediamo dati aggiornati, impegni verificabili e un confronto pubblico.
Essere calabresi non deve significare avere meno possibilità di curarsi. Essere vibonesi non deve significare rassegnarsi.
F. Mellea — medicinaeterritorio.com








