Cerca nel blog

giovedì 22 ottobre 2026

Perché viene il Reflusso gastroesofageo
Cause, malattie e farmaci



MEDICINA E TERRITORIO · APPROFONDIMENTO

Non è sempre colpa di quello che mangiamo. A volte il problema è una valvola che non chiude bene, altre volte dipende da una malattia o persino da un farmaco che assumiamo.

«Dottore, perché mi viene il reflusso? Ho troppo acido nello stomaco? È colpa dell’ernia iatale? Oppure delle medicine che prendo?»

Sono domande frequenti e la risposta non è sempre la stessa.

Da ricordare
Il reflusso gastroesofageo non dipende necessariamente da un’eccessiva produzione di acido. Lo stomaco produce normalmente acido per digerire. Il problema nasce quando parte del suo contenuto risale nell’esofago, il tubo che porta il cibo dalla bocca allo stomaco. L’esofago non possiede difese altrettanto efficaci contro l’acidità e può irritarsi.

Ma perché succede?

1La valvola tra stomaco ed esofago non chiude bene

Immaginiamo lo stomaco come una bottiglia e il punto di passaggio verso l’esofago come una valvola. Quando mangiamo, si apre per lasciar passare il cibo e poi dovrebbe richiudersi.

In realtà non è una vera valvola: è un anello muscolare chiamato sfintere esofageo inferiore, aiutato dal diaframma, il muscolo che separa il torace dall’addome.

Il contenuto dello stomaco può risalire se questo sistema di chiusura è poco efficace: perché la valvola si apre temporaneamente fuori dalla deglutizione, perché chiude con scarsa forza oppure perché la posizione dello stomaco rispetto al diaframma è alterata.

Da ricordare
Queste aperture temporanee esistono anche nelle persone sane. Il reflusso diventa un problema quando provoca sintomi fastidiosi o complicanze.

2Ernia iatale: quando una parte dello stomaco sale

Il diaframma ha una piccola apertura attraversata dall’esofago. Quando una parte dello stomaco risale attraverso questa apertura si forma un’ernia iatale. Il sistema che impedisce al contenuto gastrico di tornare indietro può diventare meno efficiente.

Attenzione: non tutte le persone con ernia iatale soffrono di reflusso, e non tutti i pazienti con reflusso hanno un’ernia iatale.

3Peso addominale e pressione sullo stomaco

L’accumulo di grasso nell’addome aumenta la pressione sulla regione gastrica e può facilitare la risalita del suo contenuto. Anche durante la gravidanza il reflusso è frequente, per la pressione addominale e i cambiamenti ormonali.

Quando è presente un eccesso di peso, dimagrire può migliorare sensibilmente i sintomi.

4Quando lo stomaco si svuota lentamente

Normalmente lo stomaco mescola il cibo ai succhi gastrici e lo trasferisce gradualmente nell’intestino. In alcune persone questo processo è rallentato: lo stomaco rimane pieno più a lungo e la distensione può contribuire al reflusso.

  • Diabete di lunga durata con danno dei nervi che regolano la digestione.
  • Conseguenze di particolari interventi chirurgici.
  • Effetti di alcuni medicinali.
  • Altre malattie che alterano i movimenti dello stomaco.

Quando al bruciore si associano nausea, sazietà dopo pochi bocconi, vomito o senso persistente di stomaco pieno, può essere utile valutare anche lo svuotamento gastrico.

Da ricordare
Non confondiamo il reflusso con la cosiddetta «digestione lenta»: sono disturbi diversi, anche se possono coesistere.

5Anche l’esofago deve liberarsi dell’acido

Quando il contenuto gastrico risale, i movimenti dell’esofago lo riportano normalmente verso lo stomaco. La saliva aiuta inoltre a neutralizzare l’acidità residua.

Se questi meccanismi funzionano male — ad esempio per alcune malattie che riducono i movimenti esofagei o per una marcata secchezza della bocca — il materiale refluito può rimanere più a lungo a contatto con la parete dell’esofago.

6Farmaci: alcuni possono favorire il reflusso

È un aspetto spesso trascurato. Alcuni medicinali, pur essendo importanti per curare altre malattie, possono rendere meno efficace la chiusura tra stomaco ed esofago oppure rallentare la digestione.

Farmaci per la pressione e per il cuore

Alcuni calcioantagonisti, come nifedipina e talvolta amlodipina, e i nitrati usati in determinate malattie cardiache possono ridurre la forza di chiusura della valvola.

Farmaci per la vescica e alcuni antidepressivi

Medicinali come l’ossibutinina e alcuni antidepressivi, per esempio l’amitriptilina, possono interferire con i movimenti dell’apparato digerente o con i meccanismi antireflusso.

Alcuni farmaci per le malattie respiratorie

La teofillina e determinati broncodilatatori possono influenzare il tono dei muscoli della zona di passaggio tra esofago e stomaco. L’effetto varia da paziente a paziente.

Antidolorifici oppioidi

Farmaci come morfina e ossicodone possono alterare i movimenti dell’esofago e dello stomaco, talvolta contribuendo ai sintomi.

Farmaci per diabete e obesità

Medicinali come semaglutide e liraglutide rallentano, in misura variabile, lo svuotamento dello stomaco. È un effetto utile per il trattamento, ma in alcune persone può accentuare nausea, pienezza e disturbi da reflusso. Studi osservazionali segnalano una possibile associazione con la malattia da reflusso, che non significa un effetto inevitabile per tutti.

Da ricordare
Non sospendere mai da solo un farmaco. Se il reflusso è iniziato o peggiorato dopo una nuova terapia, parlane con il medico: bisogna valutare benefici, possibili effetti indesiderati e alternative.

7Non tutti i farmaci che danno bruciore provocano reflusso

Questa distinzione è importante. Alcuni medicinali possono irritare lo stomaco o danneggiare direttamente l’esofago, senza aumentare necessariamente la risalita del contenuto gastrico.

  • Aspirina e antinfiammatori: possono danneggiare la mucosa dello stomaco e del duodeno.
  • Bifosfonati orali per l’osteoporosi: possono irritare l’esofago se assunti in modo scorretto.
  • Alcuni antibiotici, compresse di ferro e potassio: possono provocare lesioni esofagee, soprattutto se restano a contatto con la mucosa.

Segui le istruzioni di assunzione, in particolare sulla quantità d’acqua e sul tempo da trascorrere in posizione eretta dopo la compressa.

8Quali malattie possono favorire il reflusso?

Sclerosi sistemica (sclerodermia). Può indebolire i movimenti dell’esofago e ridurre la forza di chiusura della valvola.

Diabete con danno dei nervi. In alcuni pazienti rallenta lo svuotamento dello stomaco.

Malattie con marcata secchezza della bocca. La riduzione della saliva rende meno efficiente una protezione naturale contro l’acidità nell’esofago.

Interventi sullo stomaco o sull’esofago. Possono modificare la barriera antireflusso: per esempio, dopo la sleeve gastrectomy, un intervento per l’obesità, il reflusso può comparire o peggiorare.

9Perché alcuni soffrono molto e altri quasi per niente?

Non percepiamo tutti il reflusso allo stesso modo. Alcune persone hanno frequenti risalite di contenuto gastrico ma pochi disturbi; altre sentono un forte bruciore anche con episodi relativamente limitati.

In alcuni casi l’esofago è particolarmente sensibile agli stimoli. Lo stress può amplificare questa sensibilità, ma il sintomo è reale, anche quando gli esami non mostrano lesioni evidenti.

Esistono inoltre condizioni che causano bruciore senza essere provocate direttamente dal reflusso: per questo è importante non attribuire automaticamente ogni disturbo all’acido.

10Come si cerca la causa nel singolo paziente?

Non tutti hanno bisogno di una gastroscopia. Il medico valuta prima quando compaiono i sintomi, il legame con i pasti e con la posizione sdraiata, il peso, le altre malattie e soprattutto le terapie assunte.

Quali esami possono servire?

  • Gastroscopia: osserva l’esofago e lo stomaco, alla ricerca di infiammazioni e altre alterazioni.
  • Misurazione del reflusso: registra quanto spesso e quanto a lungo il contenuto gastrico risale nell’esofago; alcuni esami rilevano anche il reflusso non acido.
  • Studio dei movimenti dell’esofago (manometria): verifica il funzionamento dei muscoli esofagei e della zona di passaggio verso lo stomaco.
Quando rivolgersi al medico
Difficoltà nel deglutire, dimagrimento involontario, anemia, vomito persistente o sanguinamento richiedono una valutazione medica tempestiva. Un dolore toracico nuovo o intenso, specie con affanno o sudorazione, richiede una valutazione urgente per escludere problemi cardiaci.

In conclusione: non è sempre colpa dell’acido

Il reflusso può dipendere da una valvola che chiude male, da un’ernia iatale, dall’eccesso di peso, da alterazioni dei movimenti di stomaco o esofago, da alcune malattie o da particolari farmaci. Spesso agiscono più fattori insieme.

I medicinali che riducono l’acidità possono migliorare i sintomi e curare l’esofagite quando presenti le indicazioni, ma ridurre l’acido non significa necessariamente correggere la causa del reflusso.

E ricordiamoci: non sempre lo stomaco è il colpevole. Qualche volta è semplicemente la porta che non chiude bene!

E cosa possiamo fare per stare meglio?

Dopo aver capito perché compare il reflusso, scopri le abitudini utili per ridurne i sintomi.

Leggi i 12 consigli già pubblicati →

Riferimenti scientifici

  1. Linee guida italiane SIGE–SINGEM–AIGO–SIED–SIMG sulla malattia da reflusso gastroesofageo, 2025. Documento completo.
  2. Katz PO et al. ACG Clinical Guideline for the Diagnosis and Management of Gastroesophageal Reflux Disease. Am J Gastroenterol, 2022. Testo.
  3. Gyawali CP et al. Updates to the modern diagnosis of GERD: Lyon consensus 2.0. Gut, 2024.
  4. Argüero J, Sifrim D. Pathophysiology of gastro-oesophageal reflux disease: implications for diagnosis and management. Nat Rev Gastroenterol Hepatol, 2024.
Per una valutazione specialistica

Centro medico specialistico Moscati
Via P. De Maria 46/a – 89900 Vibo Valentia

medicinaeterritorio.com · Informazione sanitaria e prevenzione

Demenza

quasi un caso su due potrebbe essere prevenuto
Ecco i 14 fattori su cui possiamo intervenire



Medicina e territorio  •  Aggiornamento scientifico, ottobre 2026

Da 12 a 14 fattori di rischio modificabili: le nuove evidenze scientifiche sulla prevenzione della demenza.

Nel 2022 uno studio pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease da Wezeman e collaboratori riprendeva un dato importante: circa il 40% dei casi di demenza poteva essere associato a dodici fattori di rischio modificabili.

Oggi le conoscenze sono progredite. Nel 2024 la Commissione internazionale di The Lancet, coordinata da Gill Livingston, ha individuato 14 fattori di rischio, stimando che intervenire su di essi potrebbe teoricamente prevenire o ritardare circa il 45% dei casi di demenza.

PRIMA • 2022
40%
12 fattori di rischio modificabili
OGGI • 2024–2026
45%
14 fattori di rischio modificabili

Quali sono i 14 fattori?

La ricerca li distribuisce nelle diverse fasi della vita.

01   Infanzia e giovinezza
  • Basso livello di istruzione.
02   Età adulta e mezza età
  • Ipertensione arteriosa.
  • Colesterolo LDL elevato.
  • Diabete.
  • Obesità.
  • Sedentarietà.
  • Fumo.
  • Consumo eccessivo di alcol.
  • Depressione.
  • Perdita dell'udito.
  • Traumi cranici.
03   Età avanzata
  • Isolamento sociale.
  • Inquinamento atmosferico.
  • Deficit visivi non corretti.

Gli ultimi due fattori aggiunti nel 2024 sono colesterolo LDL elevato e perdita della vista non trattata, ai quali viene attribuita rispettivamente una quota stimata del 7% e del 2% dei casi.

Questa suddivisione indica le fasi in cui le associazioni sono state maggiormente studiate: molti fattori possono essere affrontati a qualsiasi età.

Le novità del 2025 e del 2026

2025  •  STUDIO US POINTER

Nel luglio 2025 lo studio randomizzato americano US POINTER, pubblicato su JAMA, ha coinvolto 2.111 adulti tra 60 e 79 anni a rischio di declino cognitivo.

Dopo due anni, un programma strutturato comprendente attività fisica, alimentazione sana, stimolazione cognitiva, relazioni sociali e controllo cardiovascolare ha prodotto risultati cognitivi modestamente ma significativamente migliori rispetto a un intervento meno intensivo e autogestito.

Il risultato è incoraggiante, pur non dimostrando ancora una riduzione dell'incidenza della demenza nel lungo periodo.

2026  •  LINEE GUIDA OMS

Nel 2026 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato la seconda edizione delle linee guida sulla riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza.

Le raccomandazioni valorizzano la prevenzione cardiovascolare, l'attività fisica e gli interventi combinati, introducendo anche indicazioni sull'inquinamento ambientale. Non raccomandano invece integratori vitaminici o omega-3 assunti specificamente per prevenire la demenza.

Che cosa significa davvero quel 45%?

Non significa che il 45% delle demenze sia certamente evitabile, né che correggere i fattori di rischio riduca del 45% il rischio del singolo individuo.

Si tratta di una stima epidemiologica della quota di casi potenzialmente attribuibile ai fattori considerati, nell'ipotesi di poterli eliminare e di un rapporto causale tra esposizione e malattia.

Il messaggio da portare a casa

La prevenzione della demenza non comincia quando compaiono i disturbi della memoria.

Comincia molto prima: controllando pressione, colesterolo e glicemia, mantenendosi fisicamente e mentalmente attivi, correggendo i deficit sensoriali e preservando le relazioni sociali.

Non possiamo eliminare ogni rischio di demenza, ma possiamo intervenire su molti dei fattori che ne favoriscono la comparsa. E non è mai troppo presto, né necessariamente troppo tardi, per cominciare.

Riferimenti scientifici

  1. Wezeman SL et al. Journal of Alzheimer's Disease. 2022;89:151–162. DOI: 10.3233/JAD-215386.
  2. Livingston G et al. The Lancet. 2024;404:572–628. DOI: 10.1016/S0140-6736(24)01296-0.
  3. Baker LD et al. JAMA. 2025;334:681–691. DOI: 10.1001/jama.2025.12923.
  4. World Health Organization. Risk reduction of cognitive decline and dementia: WHO guidelines, seconda edizione, 2026. Documento OMS.
medicinaeterritorio.com   |   Informazione e prevenzione
 

Reflusso gastroesofageo: 12 consigli per stare meglio


Salute e prevenzione · Medicina e territorio

Reflusso gastroesofageo: 12 consigli per stare meglio

Dal pollo che non scappa dal piatto alla passeggiata dopo cena: piccoli cambiamenti che possono fare la differenza.

«Dottore, dopo mangiato sento bruciore e mi risale l'acido. Devo rinunciare a tutti i cibi che mi piacciono?»

La risposta è: non necessariamente! Il reflusso gastroesofageo si verifica quando parte del contenuto dello stomaco risale nell'esofago. Può causare bruciore dietro lo sterno e rigurgito; soltanto in alcuni casi provoca un'esofagite, cioè un'infiammazione della mucosa esofagea. La cosiddetta «digestione lenta», invece, non è sinonimo di reflusso.

Vediamo quali abitudini possono aiutare, senza trasformare la tavola in un elenco di proibizioni.

La regola di partenza
Porzioni moderate, niente grandi abbuffate e un po' di attenzione agli orari: spesso contano più dei divieti assoluti.

01 Mangia piano: il pollo non scappa dal piatto!

Non stai correndo i cento metri. Appoggia ogni tanto la forchetta e mastica con calma. Già la tradizione medica ricordava: «Prima digestio fit in ore», la prima digestione avviene in bocca.

Mangiare lentamente non è una cura specifica del reflusso, ma può aiutarti a riconoscere la sazietà e a evitare di ingurgitare più cibo del necessario.

02 I pasti abbondanti non fanno per te

Anche un alimento leggero, se ne mangi una quantità enorme, può distendere lo stomaco e accentuare i disturbi. Meglio pasti regolari e porzioni moderate. Non è necessario mangiare continuamente: l'obiettivo è evitare le abbuffate.

03 Non arrivare a cena pronto ad assaltare il frigorifero

Ti vedo già: torni a casa dopo una giornata di duro lavoro, saluti la famiglia e apri il frigo alla ricerca di qualsiasi cosa si possa mangiare! A volte cerchiamo cibo per fame, altre per gratificazione. Uno spuntino leggero a metà pomeriggio, se serve, può aiutare ad arrivare a cena con meno voracità.

04 Non trasformare la dieta in una lista di divieti

Pomodoro, agrumi, cioccolato, menta, caffè e alimenti piccanti possono peggiorare il reflusso in alcune persone, non in tutte. Osserva quali cibi provocano davvero sintomi e regolati di conseguenza: un piccolo diario alimentare può essere utile.

05 Attenzione ai pasti troppo grassi

Fritture, intingoli pesanti e porzioni molto ricche di grassi possono favorire i disturbi. Non significa eliminare ogni grasso, ma moderare le quantità e preferire preparazioni semplici. L'olio extravergine d'oliva, usato con misura, non è un nemico.

06 Bevande gassate: meglio lasciarle perdere!

Coca-Cola, aranciate, bibite gassate e persino l'acqua frizzante possono peggiorare il reflusso gastroesofageo. Perché?

L'anidride carbonica può distendere lo stomaco, favorire le eruttazioni e facilitare la risalita del contenuto gastrico nell'esofago. Molte bibite contengono inoltre sostanze acidificanti, come acido fosforico e acido citrico, che possono accentuare il bruciore quando l'esofago è già irritato. Le cole contengono anche caffeina, che in alcune persone può aggravare i sintomi.

Il mio consiglio? Se soffri frequentemente di reflusso, preferisci l'acqua naturale e limita le bevande gassate, soprattutto durante i pasti abbondanti e prima di dormire. Non sono necessariamente dannose per tutti, ma non sono le migliori alleate di uno stomaco che tende a protestare!

07 Sul fumo non facciamo sconti

Fumare può alterare i meccanismi che impediscono al contenuto dello stomaco di risalire nell'esofago. Smettere di fumare è utile non solo per il reflusso, ma per la salute nel suo insieme. Quanto all'alcol, è bene limitarlo: può peggiorare i sintomi e non esiste una quantità priva di rischi per la salute.

08 Dopo pranzo, due passi invece del divano

Evita di sdraiarti subito dopo aver mangiato. Se puoi, concediti una passeggiata tranquilla: non una maratona, solo un po' di movimento leggero. Mantenere il busto eretto dopo il pasto è una scelta sensata.

09 Cena e sonno: lascia passare il tempo

La cena alle dieci e il letto alle dieci e un quarto non sono una grande idea. Cerca di concludere l'ultimo pasto almeno 2–3 ore prima di coricarti, preferibilmente tre quando possibile, soprattutto se soffri di reflusso notturno.

10 Di notte conta anche la posizione

Se il bruciore ti sveglia, può aiutare sollevare la testata del letto di circa 15–20 cm o utilizzare un supporto inclinato. Spesso è utile anche dormire sul fianco sinistro. Due cuscini sotto la testa, da soli, non equivalgono a inclinare correttamente il busto.

11 Se sei in sovrappeso, perdere peso può aiutare

Il grasso addominale può aumentare la pressione che favorisce il reflusso. Dimagrire, quando necessario, è una delle misure con maggiori prove di efficacia.

Puoi calcolare il BMI dividendo il peso (kg) per l'altezza (m) al quadrato. Esempio: 84 kg e 1,74 m danno BMI ≈ 27,7. Il valore va interpretato con età, circonferenza vita e composizione corporea.

12 Allenta la cintura: lo stomaco non ama essere compresso

Pantaloni stretti, cinture serrate e abiti che comprimono l'addome possono accentuare il fastidio, specialmente dopo mangiato. Non serve rifare il guardaroba: comincia semplicemente dal primo bottone!

Quando è necessario rivolgersi al medico

Se compaiono difficoltà o dolore nel deglutire, vomito persistente, dimagrimento involontario, anemia o sanguinamento digestivo, non affidarti soltanto alle modifiche della dieta: è necessaria una valutazione medica. Un dolore toracico nuovo o intenso, specie con fiato corto, sudorazione o malessere, richiede una valutazione urgente per escludere cause cardiache.

E se i consigli non bastano?

Parlane con il medico. Quando indicati, i farmaci inibitori di pompa protonica (IPP) sono efficaci per il reflusso e per la guarigione dell'esofagite erosiva. La scelta del trattamento e la sua durata devono essere personalizzate: non sospendere né modificare una terapia prescritta per conto tuo.

La regola finale?
Mangia con calma, evita le abbuffate e non coricarti subito dopo cena.
Il pollo, te lo garantisco, non scappa dal piatto!
Per una valutazione specialistica

Centro medico specialistico Moscati

Via P. De Maria 46/a · 89900 Vibo Valentia

Per informazioni e appuntamenti, utilizza i recapiti ufficiali del Centro.


Riferimenti bibliografici

1. Katz PO et al. ACG Clinical Guideline for the Diagnosis and Management of Gastroesophageal Reflux Disease. Am J Gastroenterol. 2022;117:27–56. PubMed.

2. Yadlapati R et al. AGA Clinical Practice Update on the Personalized Approach to the Evaluation and Management of GERD. Clin Gastroenterol Hepatol. 2022;20:984–994.e1. Testo integrale.

3. NIDDK (NIH). Symptoms & Causes of GER & GERD. Scheda informativa.

medicinaeterritorio.com · Informazione sanitaria

mercoledì 21 ottobre 2026

Come ti senti?
9 domande per fare il punto sul tuo umore

Ti senti giù, hai meno energia o hai perso interesse per ciò che prima ti piaceva?

Fermarti ad ascoltare come stai può essere un primo passo. Il PHQ-9 è un questionario di nove domande sui sintomi depressivi nelle ultime due settimane. Al termine troverai il punteggio, il suo significato e un’indicazione su come muoverti.

Un aiuto per orientarti, non una diagnosi. La tristezza può far parte della vita e non coincide necessariamente con una depressione. Il risultato va interpretato insieme alla tua storia e alle difficoltà che stai vivendo. Questa pagina è rivolta agli adulti.

Come compilare il test

Per ogni domanda scegli una sola risposta, pensando alle ultime due settimane. Non ci sono risposte giuste o sbagliate. Rispondi a tutte le nove domande per ottenere un risultato.

Il calcolo avviene sul tuo dispositivo. Questo questionario non invia le risposte al Moscati e non le salva in un archivio. Il risultato non viene letto o monitorato da un professionista.

Il tuo PHQ-9

Nelle ultime 2 settimane, con quale frequenza le ha dato fastidio ciascuno dei seguenti problemi?

Se il pulsante di calcolo non compare, il calcolo automatico non è disponibile: puoi usare i punteggi e la tabella riportati sotto o parlarne con il tuo medico.
1. Scarso interesse o piacere nel fare le cose
2. Sentirsi giù, triste o disperato/a
3. Problemi ad addormentarsi o a dormire tutta la notte senza svegliarsi, o a dormire troppo
4. Sentirsi stanco/a o avere poca energia
5. Scarso appetito o mangiare troppo
6. Avere una scarsa opinione di sé, o sentirsi un/una fallito/a o aver deluso se stesso/a o i propri familiari
7. Difficoltà a concentrarsi su qualcosa, per esempio leggere il giornale o guardare la televisione
8. Muoversi o parlare così lentamente da poter essere notato/a da altre persone. O, al contrario, essere così irrequieto/a da muoversi molto più del solito
9. Pensare che sarebbe meglio morire o farsi del male in un modo o nell’altro
L’impatto sulla vita quotidiana

Se ha indicato uno o più problemi, quanto questi problemi le hanno reso difficile fare il suo lavoro, occuparsi delle sue cose a casa o avere buoni rapporti con gli altri?

Questa risposta non aggiunge punti: aiuta a capire quanto i sintomi interferiscono con la vita quotidiana. È facoltativa.

Come leggere il punteggio

Ogni risposta vale da 0 a 3 punti: Mai = 0; Alcuni giorni = 1; Per più della metà dei giorni = 2; Quasi ogni giorno = 3. La somma delle nove risposte va da 0 a 27.

PuntiIntensità dei sintomi
0–4Assenti o minimi
5–9Lievi
10–14Moderati
15–19Moderatamente gravi
20–27Gravi

Il punteggio non è una percentuale di depressione. Da 10 punti in su è indicato un approfondimento clinico. Anche con un punteggio basso, chiedi aiuto se il disagio persiste, peggiora o ostacola la tua vita. Una risposta diversa da “Mai” alla domanda 9 richiede un confronto tempestivo con un professionista, indipendentemente dalla somma.

Sonno, stanchezza e appetito possono risentire anche di condizioni fisiche o farmaci: il colloquio medico aiuta a distinguere le possibili cause. Il risultato non indica da solo quale trattamento scegliere. Non iniziare, sospendere o modificare una terapia sulla base del test.

Vuoi parlarne con uno specialista?

Puoi rivolgerti al tuo medico di famiglia oppure contattare il Centro medico specialistico Moscati per informazioni e prenotazioni.

Chiama il Moscati · 0963 591976

Via P. De Maria 46/a
89900 Vibo Valentia

Il numero del centro è per informazioni e prenotazioni; non è un servizio di emergenza.

Fonti e riferimenti

  1. Kroenke K, Spitzer RL, Williams JBW. The PHQ-9: Validity of a Brief Depression Severity Measure. Journal of General Internal Medicine. 2001;16:606–613. Studio di validazione.
  2. PHQ-9, versione italiana – MDM Portal, derivata da PHQ Screeners. La domanda sull’impatto è presentata separatamente e non entra nel punteggio.
  3. University of Washington, National HIV Curriculum. PHQ-9: punteggio, interpretazione e approfondimento della domanda 9.

PHQ-9 sviluppato da Robert L. Spitzer, Janet B.W. Williams, Kurt Kroenke e colleghi, con un finanziamento di Pfizer. Non è richiesto un permesso per riproduzione, traduzione, visualizzazione o distribuzione dello strumento. I testi introduttivi e di accompagnamento al risultato sono divulgativi. Aggiornamento: ottobre 2026.

Meno farmaci antidepressivi in Calabria: siamo davvero più felici?

 


Perché i calabresi, pur vivendo in una delle regioni economicamente più svantaggiate d’Italia, usano meno farmaci antidepressivi dei cittadini della maggior parte delle regioni del Nord? Forse perché sono più felici?

È una domanda provocatoria, ma merita una risposta seria. Il consumo di antidepressivi non è una misura della felicità o dell’infelicità e, da solo, non ci dice quante persone soffrano di depressione. Per interpretarlo dobbiamo considerare anche il riconoscimento della malattia, l’accesso alle cure e la continuità dei trattamenti.

Che cosa dicono i numeri

Partiamo dai numeri. Nel rapporto nazionale AIFA OsMed relativo al 2024, il consumo di antidepressivi in Calabria è di 43,7 dosi standard ogni mille abitanti al giorno, contro 48,5 in Italia e 51,8 nel Nord. La Calabria presenta quindi un consumo inferiore di circa il 10% al valore nazionale. Le dosi standard, chiamate DDD, servono a confrontare i consumi: non rappresentano la percentuale di persone depresse. [1]

L’indagine del Sole 24 Ore, nell’edizione 2026 aggiornata il 29 giugno, permette invece di osservare le province. Per gli antidepressivi, sui dati di vendita del 2025, Catanzaro occupa il 38º posto e Vibo Valentia il 55º, in una graduatoria che colloca ai primi posti i territori con minore consumo. I valori sono rispettivamente 18,6 e 20 unità minime farmacologiche vendute per abitante. Una posizione migliore in questa classifica non dimostra automaticamente una migliore salute mentale. [2]

Lo svantaggio sociale e l’accesso alle cure

Il possibile paradosso emerge nell’Atlante delle disuguaglianze sociali nell’uso dei farmaci, pubblicato dall’AIFA nel 2021, con dati sui consumi del 2018. A livello nazionale, le persone residenti nelle aree più svantaggiate consumavano meno antidepressivi rispetto a quelle delle aree meno svantaggiate, benché la depressione sia associata anche alle difficoltà socioeconomiche.

Gli autori avanzano una possibile spiegazione: nelle fasce meno svantaggiate potrebbero esserci una maggiore consapevolezza della malattia e un accesso più agevole alle cure specialistiche. Segnalano anche differenze nelle abitudini prescrittive e nel riconoscimento dei disturbi. Sono ipotesi interpretative, non cause dimostrate.

Nella classificazione territoriale utilizzata dall’Atlante, basata sul censimento del 2011, oltre il 91% della popolazione calabrese viveva in comuni appartenenti al terzile più deprivato, cioè al gruppo di territori con maggiore svantaggio sociale. Questo dato descrive il contesto di residenza: non significa che ogni singolo abitante fosse povero.

Lo stesso studio rilevava consumi quasi doppi nelle donne e una continuità delle terapie problematica: meno della metà dei nuovi utilizzatori risultava aderente al trattamento e circa tre su dieci risultavano ancora in trattamento dopo un anno. Sono risultati storici, da non presentare come una fotografia attuale. [3]

Quanto è diffusa la depressione in Calabria?

La scheda regionale della sorveglianza PASSI 2023–2024, basata su 1.674 interviste, indica che quasi il 3% degli adulti intervistati riferisce sintomi depressivi. È una stima dei sintomi rilevati con un questionario, non della totalità delle diagnosi cliniche e nemmeno dei nuovi casi annuali.

La stessa indagine mostra che questi sintomi sono più frequenti tra le persone con difficoltà economiche, bassa istruzione, lavoro non regolare e patologie croniche.

Il 32% delle persone con sintomi depressivi non chiede aiuto a nessuno.

Chi riferisce questi sintomi segnala inoltre quasi undici giorni di cattiva salute psicologica nel mese precedente l’intervista. Dietro una percentuale apparentemente contenuta può quindi esserci una sofferenza importante. [4]

Gli specialisti: forti differenze tra province

C’è poi il tema dell’offerta sanitaria. Nell’indagine Sole 24 Ore 2026, l’indicatore sui medici specialisti, basato su dati Istat del 2023, colloca Vibo Valentia al 105º posto, tra le ultime province, con 20,9 specialisti ogni diecimila abitanti. Crotone è al 94º posto, Cosenza al 72º e Reggio Calabria al 60º. Catanzaro, invece, è al 6º posto, con 49,2 specialisti ogni diecimila abitanti. [2]

Sono differenze territoriali rilevanti. Ma l’indicatore comprende tutte le specialità: non misura specificamente la disponibilità di psichiatri, né i tempi di attesa o l’accessibilità effettiva delle cure per la depressione. Il quadro suggerisce di approfondire se le difficoltà di accesso alle cure possano contribuire al minor consumo di antidepressivi; questi dati, da soli, non dimostrano tale rapporto.

La domanda da porci

Siamo dunque più felici? Questi dati non permettono di affermarlo. Permettono però di porre una domanda più utile:

Chi soffre di depressione in Calabria riesce a riconoscere il problema, chiedere aiuto e ricevere cure adeguate?

L’obiettivo non dovrebbe essere consumare più farmaci o scalarne una classifica. Dovrebbe essere garantire a ogni persona una valutazione tempestiva, il trattamento appropriato e un’assistenza continuativa. Solo così un minor consumo potrà essere interpretato alla luce dei bisogni reali, senza scambiare una sofferenza poco riconosciuta per benessere.

Riferimenti bibliografici

  1. Agenzia Italiana del Farmaco, Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali. L’uso dei farmaci in Italia. Rapporto nazionale anno 2024. Roma: AIFA, 2025. Tabella 3.6.2c, p. 554: consumi regionali di antidepressivi. Rapporto completo (PDF).
  2. Il Sole 24 Ore – Lab24. Qualità della vita delle generazioni: anziani, edizione 2026. Indicatore «Farmaci antidepressivi», fonte IQVIA, dati 2025; indicatore «Medici specialisti», fonte Istat, dati 2023. Per gli antidepressivi è utilizzata la versione corretta il 29 giugno 2026. Indagine e classifiche interattive.
  3. Agenzia Italiana del Farmaco. Atlante delle disuguaglianze sociali nell’uso dei farmaci per la cura delle principali malattie croniche. Roma: AIFA, 2021. Tabella 2 e capitolo sulla depressione, tabelle 5.1–5.2. Consumi 2018; indice di deprivazione basato sul censimento 2011. Atlante completo (PDF).
  4. Gruppo di Coordinamento Sorveglianze PASSI e PASSI d’Argento – Regione Calabria. La depressione in Calabria: i dati del sistema di sorveglianza PASSI 2023–2024. Scheda pubblicata su EpiCentro, Istituto Superiore di Sanità, 2026. Scheda regionale (PDF).

Fonti consultate il 21 ottobre 2026. Gli anni di riferimento dei dati sono indicati nel testo e possono differire dall’anno di pubblicazione.


Posti letto ospedalieri: Confronto con Emilia Romagna



 



Secondo il confronto da noi elaborato sui dati del Ministero della Salute disponibili al 1° gennaio 2023, risultavano 3,69 posti letto di degenza ordinaria ogni mille abitanti in Emilia-Romagna e 1,63 nella provincia di Vibo Valentia: una differenza di circa il 56%. 

Dietro quei numeri ci sono persone che aspettano, familiari che si spostano, anziani fragili e professionisti chiamati a sostenere servizi in difficoltà. Questi effetti sono documentati attraverso dati su tempi di attesa, ricoveri, trasferimenti e mobilità sanitaria.

Ai cittadini spetta una scelta: continuare a considerare inevitabile questa distanza oppure organizzarsi per ottenere risposte. 

Essere calabresi non dovrebbe significare avere meno accesso alle cure. Essere vibonesi non dovrebbe significare doversi rassegnare.

F. Mellea — Medicina e Territorio


lunedì 19 ottobre 2026

Posti letto ospedalieri a Vibo Valentia
Confronto media Italia

 

POSTI LETTO A VIBO: QUASI LA METÀ DELLA MEDIA ITALIANA. CHI DEVE RISPONDERNE?

Pago le tasse. Contribuisco al Servizio sanitario nazionale. Vivo a Vibo Valentia.

Perché la possibilità di curarmi vicino a casa deve dipendere così pesantemente dal luogo in cui abito?


Partiamo dai numeri, distinguendo la dotazione ospedaliera complessiva dai posti letto per specialità ad elevata assistenza.

Il confronto Istat: Italia, Calabria e Vibo

Il rapporto BesT Calabria 2025 dell’Istat, con dati riferiti al 2022, riporta:

Territorio Posti letto ospedalieri ogni 1.000 abitanti
Italia 3,33
Calabria 2,96
Provincia di Vibo Valentia 1,78

Vibo presenta una dotazione inferiore del 46,5% alla media italiana e del 39,9% a quella calabrese. Il denominatore è l’intera popolazione residente, non soltanto quella anziana. La serie comprende anche i posti in day surgery.

È una distanza che pretende una risposta pubblica. Una rete ospedaliera distribuisce funzioni diverse tra i territori, ma chi programma deve spiegare come garantisce ai vibonesi cure accessibili, trasferimenti tempestivi e continuità assistenziale.

L’elevata assistenza: il divario si allarga

La classifica del Sole 24 Ore sulla Qualità della vita degli anziani, edizione 2026, comprende l’indicatore dei posti letto per specialità ad elevata assistenza. È una componente specifica della dotazione ospedaliera.


Il confronto con le medie Istat dello stesso anno di riferimento, il 2022, è questo:

Territorio Posti letto per specialità ad elevata assistenza ogni 10.000 abitanti
Italia 3,2
Calabria 2,7
Provincia di Vibo Valentia 1,2

Vibo è sotto la media italiana del 62,5% e sotto quella calabrese del 55,6%.

Le cinque province calabresi

Provincia Posti letto complessivi ogni 1.000 abitanti Elevata assistenza ogni 10.000 abitanti
Catanzaro 4,31 6,0
Crotone 3,70 3,1
Reggio Calabria 2,78 2,5
Cosenza 2,50 1,5
Vibo Valentia 1,78 1,2


Vibo è ultima in entrambi gli indicatori.       Fonte: Istat, BesT Calabria 2025, tavola 11, dati 2022; conversione dei valori complessivi da 10.000 a 1.000 abitanti e differenze percentuali: nostra elaborazione.


Questi dati descrivono una dotazione storica: non certificano quanti letti siano effettivamente utilizzabili oggi. Proprio per questo serve una rendicontazione aggiornata, reparto per reparto. I cittadini hanno diritto di sapere quali servizi funzionano adesso, non soltanto quali compaiono nei programmi.

Come siamo arrivati a questo punto?

La crisi sanitaria calabrese ha una storia amministrativa e politica precisa. Nella sentenza n. 168 del 2021, la Corte costituzionale ricostruisce le gravi criticità contabili che accompagnavano il piano di rientro del 2009. Descrive inoltre una «distruttiva conflittualità» fra Regione e struttura commissariale e richiama lo Stato alla necessità di rendere efficace il proprio intervento.

Conti inaffidabili ostacolano la programmazione. I conflitti istituzionali disperdono energie e rendono meno riconoscibili le responsabilità. Il risanamento finanziario, quando non procede insieme alla ricostruzione dei servizi, lascia irrisolto il problema fondamentale: dove e come vengono curate le persone?

Le responsabilità politiche e amministrative vanno cercate nelle decisioni degli esecutivi regionali, nella gestione delle aziende sanitarie, nell’azione delle strutture commissariali e nell’efficacia dei controlli statali. 

Il rimpallo fra Catanzaro e Roma non può continuare a essere la risposta a chi ha bisogno di un ricovero.

Un posto letto richiede personale

La Banca d’Italia riferisce che, a fine 2023, la Calabria disponeva di circa 100 medici e infermieri del Servizio sanitario nazionale ogni 10.000 abitanti, contro 114 nelle regioni a statuto ordinario.

Un letto senza un’équipe sufficiente non garantisce assistenza. Servono medici, infermieri, operatori, diagnostica e turni sostenibili.

Pensionamenti e fabbisogni richiedono programmazione. Le difficoltà di reclutamento richiedono soluzioni: condizioni professionali adeguate, équipe stabili e percorsi capaci di attrarre e trattenere personale. Chi dirige deve rendere conto delle assunzioni previste, di quelle realizzate e degli ostacoli rimasti.

Dire “manca personale” deve essere l’inizio di una risposta, non la sua conclusione.

Ospedale e territorio devono funzionare insieme

La riduzione o riconversione di un servizio deve accompagnarsi ad alternative concretamente accessibili. Assistenza domiciliare, riabilitazione e dimissioni protette richiedono operatori, interventi programmati e continuità.

Se l’alternativa resta sulla carta, il bisogno ricade sulle famiglie e sui servizi rimasti aperti. Un edificio inaugurato o una prestazione prevista in un piano non bastano: bisogna misurare quante persone vengono assistite e con quali risultati.

La legalità è parte del diritto alla salute

A Vibo esiste un fatto istituzionale documentato: con il decreto del Presidente della Repubblica del 30 settembre 2024, la gestione dell’ASP è stata affidata a una commissione straordinaria a seguito degli accertamenti sui condizionamenti della criminalità organizzata.

Questo non autorizza accuse indiscriminate agli operatori. Impone però una domanda severa sull’efficacia delle protezioni e dei controlli esercitati sull’azienda sanitaria.

Nomine, contratti e decisioni devono servire i pazienti. La sanità non può essere terreno di conquista.

Quasi 308 milioni: il peso della mobilità sanitaria

Nella contabilità sanitaria calabrese del 2024, il saldo negativo complessivo della mobilità sanitaria extraregionale e internazionale raggiunge 307.947.604 euro: quasi 308 milioni, come riportato nel decreto regionale n. 4254 del 18 marzo 2026. È un saldo contabile dell’intera Calabria, riferito alla mobilità sanitaria complessiva, non alla sola spesa per ricoveri né ai soli cittadini vibonesi.

Una parte degli spostamenti è appropriata, soprattutto per prestazioni altamente specialistiche. Ma quando si deve partire per cure che potrebbero essere garantite vicino a casa, il sistema locale deve interrogarsi sulle proprie insufficienze.

Alle somme contabilizzate si aggiungono le spese affrontate dalle famiglie: viaggi, pernottamenti, accompagnamento e tempo sottratto al lavoro. La distanza pesa di più su chi dispone di meno risorse.

Contribuiamo al medesimo Servizio sanitario nazionale. Pretendiamo che il diritto alle cure sia concretamente esercitabile anche qui.

Le richieste hanno destinatari precisi

Alla Regione Calabria: pubblicare il piano per recuperare il divario del Vibonese, con fabbisogni, finanziamenti, scadenze e responsabili dell’attuazione.

Alla direzione dell’ASP: rendere disponibili, reparto per reparto, posti programmati, posti realmente attivi, sospensioni e personale necessario a recuperare capacità assistenziale.

Al Governo e ai Ministeri competenti: rendere conto dell’efficacia degli interventi e dei controlli esercitati nel tempo.

Ai rappresentanti politici del territorio: ottenere risposte nelle sedi istituzionali e riferire pubblicamente quali risultati abbiano conseguito.

Non chiediamo promesse generiche. Chiediamo dati aggiornati, impegni verificabili e un confronto pubblico.

Essere calabresi non deve significare avere meno possibilità di curarsi. Essere vibonesi non deve significare rassegnarsi.

F. Mellea — medicinaeterritorio.com