Chi ha il diabete deve rinunciare ai piatti della tradizione? No. Impariamo a scegliere le quantità, la qualità degli alimenti e le combinazioni più adatte.
«Dottore, da quando ho scoperto di avere il diabete non mangio più pasta. E mi hanno detto di eliminare anche il pane e le patate. È davvero necessario?»
È una domanda molto frequente. E la risposta è rassicurante:
No, non è necessario eliminare pasta, pane e patate soltanto perché si ha il diabete.
Questi alimenti contengono carboidrati, che durante la digestione vengono trasformati in glucosio e contribuiscono all'aumento della glicemia.
Il problema, però, non è la loro presenza nella dieta: contano soprattutto le porzioni, la qualità dei carboidrati e l'equilibrio complessivo del pasto.
Perché i carboidrati fanno aumentare la glicemia?
Pasta, pane, riso e patate contengono principalmente amido.
Durante la digestione l'amido viene scomposto in glucosio, che passa nel sangue.
Nelle persone con diabete, l'organismo può avere difficoltà a utilizzare efficacemente questo glucosio, causando aumenti eccessivi della glicemia dopo i pasti.
Ma non tutti gli alimenti contenenti carboidrati producono la stessa risposta glicemica.
La quantità consumata, il contenuto di fibre, la preparazione e gli altri alimenti presenti nel pasto possono modificare la risposta.
1. Posso continuare a mangiare la pasta?
Sì, anche tutti i giorni, se la quantità è appropriata al piano alimentare individuale.
La pasta non è un alimento proibito.
È generalmente preferibile:
- Scegliere spesso pasta integrale o altre fonti di cereali ricchi di fibre.
- Controllare la quantità, soprattutto se occorre ridurre l'apporto calorico.
- Condire con verdure, legumi, olio extravergine d'oliva e altri alimenti salutari.
- Evitare di aggiungere automaticamente grandi quantità di pane allo stesso pasto.
Una pasta con ceci o lenticchie e verdure, ad esempio, può inserirsi bene in un modello alimentare mediterraneo.
Attenzione: pasta integrale non significa pasta priva di carboidrati. Anche quella integrale deve essere consumata in quantità appropriate.
2. E il pane?
Il pane può essere consumato anche dalle persone con diabete.
È preferibile scegliere frequentemente pane integrale, con un buon contenuto di fibre.
La distinzione più importante, però, riguarda anche la quantità.
Due o tre grandi fette di pane possono fornire una quota significativa di carboidrati, anche se integrali.
Se il pranzo comprende già una porzione abbondante di pasta, aggiungere molto pane può aumentare ulteriormente il carico complessivo di carboidrati.
Non bisogna necessariamente scegliere fra pane e pasta per sempre: bisogna imparare a distribuirli correttamente.
3. Le patate fanno male a chi ha il diabete?
No. Anche le patate possono trovare posto nell'alimentazione.
Tuttavia, sono alimenti ricchi di amido e, a differenza di molte altre verdure, apportano una quota importante di carboidrati.
Per questo motivo non devono essere considerate semplicemente un contorno di verdure.
Se mangiamo patate, conviene tenerne conto nella quantità totale di carboidrati del pasto.
Meglio preferire frequentemente preparazioni semplici, come patate lessate o al forno con poco olio, piuttosto che patatine fritte o preparazioni molto ricche di grassi e sale.
4. Quanta pasta, quanto pane e quante patate?
Non esiste una quantità identica per tutti.
Le porzioni devono essere adattate a peso, età, attività fisica, terapia, obiettivi glicemici e condizioni cliniche.
Per comprendere le differenze, osserviamo alcuni esempi orientativi:
| Alimento | Porzione di esempio | Da ricordare |
|---|---|---|
| Pasta secca | 70 g prima della cottura | Il peso aumenta con l'acqua di cottura. |
| Pane | 50 g | Conta anche il pane aggiunto agli altri carboidrati. |
| Patate | 200 g | Sono una fonte di amido, non un sostituto delle verdure non amidacee. |
Le quantità indicate servono soltanto come esempi alimentari, non rappresentano una prescrizione né porzioni equivalenti di carboidrati. Devono essere personalizzate.
5. Che cosa significa indice glicemico?
L'indice glicemico indica quanto rapidamente un alimento contenente carboidrati tende ad aumentare la glicemia rispetto a un alimento di riferimento.
È un'informazione utile, ma da sola non basta.
Conta infatti anche la quantità di carboidrati che mangiamo.
Una piccola porzione di un alimento con indice glicemico elevato può produrre una risposta differente rispetto a una porzione molto abbondante di un alimento con indice glicemico inferiore.
Anche la presenza di fibre, proteine e grassi nel pasto può modificare la velocità di assorbimento dei carboidrati.
6. Come posso comporre un piatto equilibrato?
Un metodo semplice è immaginare il piatto diviso in tre parti:
Metà piatto: verdure non amidacee, come insalata, broccoli, zucchine, cavolfiori o spinaci.
Un quarto: alimenti ricchi di proteine, come pesce, uova, carne magra oppure una porzione adeguata di altre fonti proteiche.
Un quarto: alimenti ricchi di carboidrati, come pasta, pane, riso o patate.
Completa con acqua e una quantità adeguata di olio extravergine d'oliva.
È uno schema orientativo: legumi e altri alimenti misti contengono sia carboidrati sia proteine, quindi richiedono un adattamento.
7. Chi assume insulina deve fare più attenzione?
Sì, soprattutto se utilizza insulina ai pasti.
In questi casi la quantità di carboidrati può essere importante per adeguare la dose insulinica secondo il piano terapeutico prescritto.
Chi assume insulina o farmaci che possono causare ipoglicemia non dovrebbe ridurre drasticamente i carboidrati senza confrontarsi con il curante: potrebbe essere necessario modificare la terapia.
Il conteggio dei carboidrati, quando indicato, viene insegnato attraverso un percorso educativo specifico.
8. Il diabete significa rinunciare al piacere di mangiare?
Assolutamente no.
L'alimentazione deve restare varia, equilibrata, piacevole e compatibile con la vita familiare e sociale.
La dieta mediterranea offre molte possibilità: pasta con verdure, legumi, pesce, pane integrale, olio extravergine d'oliva e frutta intera nelle quantità appropriate.
L'obiettivo non è compilare un elenco infinito di divieti, ma costruire abitudini sostenibili.
Il messaggio da ricordare
Chi ha il diabete non deve necessariamente rinunciare a pasta, pane e patate.
Deve imparare a riconoscere le fonti di carboidrati, scegliere più spesso alimenti ricchi di fibre e valutare le porzioni all'interno del pasto.
Non esiste una dieta uguale per tutte le persone con diabete. Il piano alimentare va personalizzato e, quando necessario, concordato con il medico e il professionista della nutrizione.
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Riferimenti bibliografici
- American Diabetes Association Professional Practice Committee. Facilitating Positive Health Behaviors and Well-being to Improve Health Outcomes: Standards of Care in Diabetes—2026. Diabetes Care. 2026;49(Suppl. 1). Consulta le raccomandazioni.
- Diabetes UK. Carbohydrates and diabetes: What you need to know. Consulta la guida.
- Diabetes UK. Portion sizes and diabetes. Consulta la guida alle porzioni.
medicinaeterritorio.com
Dr Francesco Mellea
Informazione, prevenzione e salute

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