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sabato 31 ottobre 2026

Prediabete: posso evitare che diventi diabete?


Prediabete: posso evitare che diventi diabete?

Una glicemia un po' alta non è una condanna. Cambiare alcune abitudini può ridurre sensibilmente il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

«Dottore, mi ha detto che ho il prediabete. Quindi prima o poi diventerò diabetico?»

Non necessariamente. E questa è la buona notizia.

Il prediabete è una condizione di aumentato rischio, ma non è una tappa obbligata verso il diabete.

Molte persone possono migliorare i propri valori glicemici e ridurre il rischio di ammalarsi, intervenendo soprattutto sul peso, sull'alimentazione e sull'attività fisica.

Che cos'è esattamente il prediabete?

Significa che la glicemia è superiore ai valori considerati normali, ma non raggiunge ancora quelli diagnostici per il diabete.

Secondo i criteri dell'American Diabetes Association (ADA), negli adulti non in gravidanza, il prediabete può essere identificato quando si riscontra almeno una di queste condizioni:

Esame Intervallo di prediabete
Glicemia a digiuno 100–125 mg/dL
Emoglobina glicata (HbA1c) 5,7–6,4%
Glicemia a 2 ore dopo carico orale di glucosio 140–199 mg/dL

Le soglie non sono identiche in tutte le classificazioni internazionali: per esempio, l'OMS pone a 110 mg/dL il limite inferiore della glicemia alterata a digiuno.

Il prediabete non provoca necessariamente sintomi e non indica che tutte le persone abbiano lo stesso rischio.

È davvero possibile evitare il diabete?

Sì, in molti casi è possibile prevenirlo o ritardarne la comparsa.

Uno dei più importanti studi scientifici, il Diabetes Prevention Program, ha dimostrato che un programma intensivo di modificazione dello stile di vita può ridurre del 58% l'incidenza del diabete di tipo 2 nell'arco di circa tre anni.

Non si trattava di assumere un nuovo farmaco, ma principalmente di raggiungere due obiettivi:

  • Ridurre il peso corporeo, quando presente un eccesso ponderale.
  • Svolgere regolarmente attività fisica, per almeno 150 minuti alla settimana.

La prevenzione, quindi, non è soltanto un consiglio generico: è un intervento di efficacia documentata.

1. Quanto devo dimagrire per ottenere un beneficio?

Non è necessario raggiungere rapidamente un peso ideale.

Nelle persone con sovrappeso o obesità e rischio elevato, una riduzione iniziale del 5–7% del peso corporeo può già produrre benefici importanti.

Facciamo un esempio:

Una persona che pesa 80 kg potrebbe porsi come primo obiettivo una perdita di circa 4–5,6 kg.

Una riduzione moderata, soprattutto se mantenuta nel tempo, può migliorare la sensibilità all'insulina e contribuire a ridurre il grasso addominale.

Naturalmente l'obiettivo va personalizzato, soprattutto nell'anziano o in presenza di fragilità e perdita di massa muscolare.

2. Camminare può davvero prevenire il diabete?

Sì. I muscoli utilizzano glucosio durante l'attività fisica e l'esercizio regolare migliora la sensibilità all'insulina.

Un obiettivo pratico è camminare a passo sostenuto per 30 minuti al giorno, cinque giorni alla settimana.

Non è obbligatorio cominciare subito con mezz'ora continuativa. Chi è sedentario può partire da 10–15 minuti e aumentare progressivamente.

Sono utili anche gli esercizi di forza, adattati alle capacità individuali, per mantenere o migliorare la massa muscolare.

E ricordiamo un altro accorgimento: interrompere frequentemente i lunghi periodi trascorsi seduti.

3. Devo eliminare pane, pasta e frutta?

No. Non è necessario eliminare intere categorie di alimenti.

Conta la qualità complessiva dell'alimentazione, la quantità delle porzioni e la distribuzione dei pasti.

La dieta mediterranea rappresenta un modello particolarmente adatto, con:

  • Verdure quotidiane e frutta intera nelle quantità appropriate.
  • Legumi consumati regolarmente.
  • Cereali preferibilmente integrali.
  • Olio extravergine d'oliva come principale grasso da condimento.
  • Frutta secca in porzioni adeguate.
  • Minore consumo di bevande zuccherate, dolci e alimenti molto elaborati.

Le quantità vanno adattate alle necessità della persona: non esiste una dieta identica per tutti.

4. Basta ridurre gli zuccheri?

Ridurre gli zuccheri aggiunti, soprattutto quelli presenti nelle bevande, è utile, ma non è sufficiente da solo.

Anche la sedentarietà, il sovrappeso addominale, la scarsa qualità dell'alimentazione e altri fattori metabolici contribuiscono al rischio.

È l'insieme delle abitudini quotidiane che può fare la differenza.

5. Servono farmaci per il prediabete?

Non a tutti.

Il primo intervento è generalmente rappresentato da un programma strutturato di miglioramento dello stile di vita.

In persone selezionate ad alto rischio, il medico può considerare anche la metformina, soprattutto in presenza di obesità marcata, valori glicemici più elevati, età relativamente giovane o precedente diabete gestazionale.

La decisione deve essere individualizzata. Non è opportuno iniziare farmaci sulla base di un solo valore glicemico lievemente alterato.

6. Ogni quanto devo controllare la glicemia?

In presenza di prediabete è generalmente indicato verificare l'eventuale comparsa del diabete almeno una volta all'anno, adattando la frequenza dei controlli al rischio individuale.

È importante valutare anche pressione arteriosa, peso, circonferenza addominale, colesterolo e altri fattori di rischio cardiovascolare.

Il prediabete, infatti, non riguarda soltanto la glicemia, ma spesso si accompagna ad altre alterazioni metaboliche.

Da domani, che cosa posso fare?

Comincia con tre obiettivi semplici:

Cammina ogni giorno. Anche un breve percorso regolare è un buon punto di partenza.

Migliora la qualità dei pasti. Più verdure, legumi e alimenti ricchi di fibre; meno bevande zuccherate e cibi molto elaborati.

Controlla il peso e il girovita. Se sei in sovrappeso, concorda con il medico un obiettivo realistico e sostenibile.

Non cercare la perfezione: è la continuità che produce i risultati migliori.

Il messaggio da ricordare

Il prediabete non è un destino inevitabile. È un'opportunità di prevenzione.

Intervenire precocemente può aiutare a riportare la glicemia verso valori normali e a ridurre il rischio di diabete di tipo 2.

Il cambiamento più efficace non è quello più drastico, ma quello che riusciamo a mantenere negli anni.


Continua la nostra serie sul diabete

1. Diabete: posso averlo senza saperlo?

Perché il diabete può essere presente senza sintomi e come riconoscerlo precocemente.

2. Rischi di sviluppare il diabete? Scoprilo con 8 domande

Il questionario interattivo FINDRISC per stimare il rischio nei prossimi dieci anni.

3. Ho la glicemia a 110: sono diabetico?

Come interpretare un valore di glicemia appena superiore alla norma.


Riferimenti bibliografici

  • American Diabetes Association Professional Practice Committee. Prevention or Delay of Diabetes and Associated Comorbidities: Standards of Care in Diabetes—2026. Diabetes Care. 2026;49(Suppl. 1). Consulta le raccomandazioni.
  • American Diabetes Association Professional Practice Committee. Diagnosis and Classification of Diabetes: Standards of Care in Diabetes—2026. Diabetes Care. 2026;49(Suppl. 1). Consulta le raccomandazioni.
  • Diabetes Prevention Program Research Group. Reduction in the Incidence of Type 2 Diabetes with Lifestyle Intervention or Metformin. New England Journal of Medicine. 2002;346:393–403. Consulta lo studio.

medicinaeterritorio.com

Dr Francesco Mellea

Informazione, prevenzione e salute