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lunedì 16 giugno 2014

Storie di Epatite C:
L'Odontoiatra Rita Todaro
Zero germi nello studio odontoiatrico

L'epatite c è una patologia con la quale l'odontoiatra si confronta tutti i giorni. Spesso ignora che il paziente che sta trattando ne sia affetto come, del resto, il paziente stesso.
Essendo dunque una patologia subdola facilmente trasmissibile, l'unica arma che rimane all'operatore è quella della prevenzione, da attuare a tappeto durante tutte le proprie manovre e per tutti i pazienti allo stesso modo. Rigidi protocolli vanno attuati sia per la suddivisione dei locali che per le procedure di pulizia e disinfezione degli stessi. Per quel che concerne l'accoglienza del paziente e le procedure di preparazione della strumentazione fissa indispensabile risulta l'utilizzo di materiali monouso: bicchieri, tovaglioli, bavette, teli sterili e non (questo dipende dall'intervento da effettuare), copri poltrona in tessuto non tessuto, copricordoni, coprimanipoli, vassoi. Tutte le superfici estese e, dunque, non sterilizzabili (soprattuto ripiani che comunque vengono sempre coperte da teli o vassoi monouso), vengono rigorosamente disinfettate con disinfettanti o associazioni di disinfettanti fortemente efficaci e a largo spettro. Persino la pulizia e la disinfezione di pareti e pavimenti viene svolta quotidianamente. Le aree che sono preposte all'accoglienza preoperatoria del paziente (sale d'attesa e studio privato del professionista) vengono comunque sottoposte ad una pulizia accurata e quotidiana, anche se i protocolli prevedono un intervento igienico solo settimanale.  

Un capitolo a parte riguarda la strumentazione sterilizzabile. Gli stumenti di utilizzo odontoiatrico sono per il 95% molto invasivi e dunque è obbligatoria la sterilizzazione.

I protocolli prevedono:

-DECONTAMINAZIONE procedura che prevede l'utilizzo di disinfettanti enzimatici + ultrasuoni per l'eliminazione dello sporco grossolano e un parziale abbattimento della contaminazione batterica

-DETERSIONE spazzolamento dello strumentario e asciugatura con carta assorbente

-IMBUSTAMENTO con l'utilizzo di buste rivelatrici di sterilizzazione avvenuta + apposita sigillatrice

-STERILIZZAZIONE 1 atm = 121°C per 15 minuti oppure 2 atm = 134°C per 4 minuti; ovvero vapore sotto pressione servendosi dell'utilizzo dell'autoclave di classe B munita di pompa frazionata

-STERILIZZAZIONE CHIMICA CON GLUTARALDEIDE 10 ore di immersione, da riservare a materiali non sterilizzabili al calore.Tossica, richiede precauzioni particolari.

Da non sottovalutare la conservazione del materiale sterilizzato: lontano da umidità e fonti di calore. 
L'attenzione dell'odontoiatra è sempre molto alta e l'accuratezza con cui il professionista forma il personale di cui decide di avvalersi rendono la poltrona del dentista non più luogo di contagio, ma mezzo di prevenzione di alto livello e luogo di grande ausilio al Sistema Sanitario nazionale.

domenica 15 giugno 2014

Storie di Epatite C:
Storie di medicina da raccontare

Al  workshop organizzato da Accademia Galenica OMCeO di Vibo Valentia sulla Epatite C hanno preso parte molti relatori con un bel pubblico di medici attenti e interessati.
L’epatite C esprime una problematica medica e di programmazione sanitaria di grande attualità sia per i danni diretti alla salute che il virus dell’epatite C provoca ma anche per la portata economica che determina per la perdita di ore lavorative, per il costo di esami, per i ricoveri e il trapianto di fegato e come costo emergente per i trattamenti assai costosi dell’ultima generazione di farmaci DAA come telaprevir e boceprevir oltre all'interferone e alla ribavirina.

Hanno relazionato: (clicca sul link per leggere l'abstract)


Il Ceis di Roma ha stimato che i costi di un paziente con cirrosi scompensata è di 4566 E., di un trapianto di fegato è di 80.200 E. e che il costo sanitario annuo per tutti i soggetti con Epatite C è di 527 milioni di E.
In Italia il 70% dei pazienti affetti da epatocarcinoma sono positivi all'HCVab. 


Muoiono per Epatocarcinoma
6 uomini ogni 100.000 abitanti









Muoiono per epatocarcinoma
1-2 donne ogni 100.000 abitanti